POEMS

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L’IRREALE   Mary Shelley

…The beauty of the place seemed unrealthly in its excess; the distance we were at from all signs of civilization, the sea at our feet, its murmurs or its roaring for ever in ours ears, – all these things led the mind to brood over strange thoughts, and, lifting it from eveyday life, caused it to be familiar with the unreal A sort of pell surrounded us…”

“…La bellezza del luogo pareva irreale per il suo stesso eccesso: la distanza da ogni traccia di civiltà, il mare ai nostri piedi, i suoi mormorii o il suo ruggire sempre nelle nostre orecchie – tutte queste cose inducevano la mente a meditare su strani pensieri e, sollevandola dalla vita di ogni giorno, la portavano a familiarizzare con l’irreale. Una sorta di incantesimo ci circondava…”

“Note on poems of 1822 – Note alle poesie del 1822”

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IL RITORNO Eugenio Montale

Bocca di Magra
Ecco bruma e libeccio sulle dune
sabbiose che lingueggiano
e là celato dall’incerto lembo
o alzato dal va-e-vieni delle spume
il barcaiolo Duilio che traversa
in lotta sui suoi remi; ecco il pimento
dei pini che più terso
si dilata tra pioppi e saliceti,
e pompe a vento battere le pale
e il viottolo che segue l’onde dentro
la fiumana terrosa
funghire velenoso d’ovuli; ecco
ancora quelle scale
a chiocciola, slabbrate, che s’avvitano
fin oltre la veranda
in un gelo policromo d’ogive,
eccole che t’ascoltano, le nostre vecchie scale,
e vibrano al ronzìo
allora che dal cofano tu ridésti leggera
voce di sarabanda
o quando Erinni fredde ventano angui
d’inferno e sulle rive una bufera
di strida s’allontana; ed ecco il sole
che chiude la sua corsa, che s’offusca
ai margini del canto – ecco il tuo morso
oscuro di tarantola: son pronto.

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AMEGLIA Paolo Bertolani

ah quel tuo nome liscio,
quasi di donna. Un punto fermo
dell’infanzia d’oro.
Nome
quasi di donna.
Che vince l’ombra fonda
che lì si accampa
molto prima che altrove faccia sera.
…Quell’ombra anche vinta
da quel finimondo tenero
di fiori di cui si gloriano
ogni giorno dell’anno i tuoi balconi


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